Il "Programma TEACCH" (Treatment and Education of Autistic and Communication Handicaped Children) ha come fine lo sviluppo del miglior grado possibile di autonomia nella vita personale, sociale e lavorativa, attraverso strategie educative che potenzino le capacità della persona autistica. Il programma si basa su alcuni principi fondamentali di cui l’intervento riabilitativo deve tenere conto:
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L’importanza della famiglia. Non solo i genitori sono considerati la fonte più attendibile di informazioni sul proprio bambino, ma vengono anche coinvolti nel programma di trattamento per consentire la generalizzazione delle competenze acquisite e per garantire una coerenza di approccio in ogni attività di vita della persona autistica. Il loro coinvolgimento contribuisce notevolmente al successo dell’intervento riabilitativo.
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Strutturazione dell’ambiente, del tempo e delle attività. Un quadro temporo-spaziale molto strutturato, ovvero comprensibile e prevedibile, costituisce il primo passo per poter impostare un lavoro educativo con il bambino autistico. L’ansia, infatti, diminuisce quando il bambino sa esattamente che cosa ci si aspetta da lui in un certo momento e in un certo luogo, che cosa succederà in seguito, come, dove e con chi. Un’organizzazione chiara degli spazi serve a proteggere il ragazzo dalle distrazioni, facilitandolo nel portare a termine i lavori proposti: è bene rispettare questo principio in ogni attività proposta (lavoro indipendente, lavori domestici, motorio, passatempo).
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Scelta della forma di comunicazione più adatta a supporto della comunicazione verbale. In genere le capacità visuo-spaziali sono molto buone nelle persone autistiche, di conseguenza spesso si sceglie di utilizzare strategie comunicative e di strutturazione di tipo visivo: ogni ragazzo avrà una sua "agenda" giornaliera, costituita da una sequenza di oggetti, di immagini o di parole scritte, a seconda delle sue abilità, ordinati dall’alto verso il basso, che gli indicano in ogni momento l’attività da svolgere.
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Sfruttare i punti di forza, le predisposizioni e le potenzialità della persona autistica. Dopo aver accuratamente valutato le capacità del bambino, i compiti proposti andranno scelti fra le abilità "emergenti", cioè fra le prestazioni che il bambino riesce a portare a termine con l’aiuto dell’adulto: in questo modo si evita che la persona sia frustrata dagli insuccessi ma anzi gratificata dai frequenti successi.
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Il Rinforzo costituisce una motivazione concreta data al bambino, strettamente collegata nel tempo all’esecuzione di un compito. È importante individuare un rinforzo adatto alle preferenze del bambino: può essere costituito da cibo, o dal permesso di dedicarsi all’attività preferita, spesso tuttavia si può ben presto sostituire con il rinforzo sociale, costituito da lodi e complimenti.
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Inoltre proporre un intervento individualizzato significa anche utilizzare le informazioni raccolte durante le osservazioni e durante ogni incontro con il bambino per costruire il lavoro (gioco, motorio, lavoro indipendente, etc.) tenendo conto delle sue inclinazioni e delle sue passioni affinché lui consideri il lavoro interessante e questo costituisca la motivazione stessa svolgerlo.
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L’aiuto è ciò che ci permette di spiegare al bambino come deve fare un determinato compito. Va calibrato alle capacità del bambino in modo da essere un incoraggiamento con valenza esplicativa: può essere fisico (nel caso in cui la mano dell’educatore accompagna quella del bambino nello svolgere l’azione), visivo o gestuale (l’educatore indica con il dito l’azione da compiere o la svolge per mostrarla al bambino oppure fornisce una serie di carte raffiguranti le diverse tappe da svolgere per portare a termine il lavoro) o verbale poche semplici parole per aiutare il bambino nello svolgimento).
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Generalizzazione del compito. Poiché la persona autistica tende ad associare l’apprendimento con una data situazione o un dato ambiente, è necessario sviluppare dei programmi di generalizzazione attiva delle acquisizioni. È pertanto indispensabile una collaborazione attiva tra educatori, genitori, insegnanti e gli altri servizi.
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Analisi funzionale del comportamento problematico. I bambini autistici possono presentare comportamenti problematici aggressivi, auto aggressivi o comunque inappropriati. Questo è dovuto al fatto che, quando la comunicazione è deficitaria, e ad una necessità si aggiunge lo stress della difficoltà a farsi capire, vengono superati i limiti e queste manifestazioni problematiche possono costituire l’unica espressione possibile del proprio disagio e delle proprie difficoltà. La strutturazione e la prevedibilità dell’ambiente e l’adeguatezza delle richieste, nonché la chiarezza, la concretezza e la stabilità dei messaggi sono la prima condizione per evitare una situazione di stress permanente. Sarà inoltre necessario potenziare la capacità di comunicazione ed eventualmente utilizzare forme di comunicazione più adatte al bambino.
L’intervento riabilitativo proposto è in perfetta continuità con il Programma Teacch e ne condivide i principi sopra riassunti e l’obiettivo fondamentale. Il lavoro si articola quindi in diverse aree che vanno dall’autonomia nella vita quotidiana, ai prerequisiti della socialità, alla comunicazione, al sostegno offerto alle famiglie nella gestione quotidiana del bambino, alla collaborazione con la scuola e i servizi. Le diverse aree corrispondono agli spazi in cui sono suddivisi e strutturati i diversi ambienti in cui il lavoro si svolge: il bagno, il tavolo del lavoro indipendente, lo spazio del passatempo, del motorio, la cucina, il laboratorio.
Il " Programma TEACCH" (Treatment and Education of Autistic and Communication Handicaped Children) ha come fine lo sviluppo del miglior grado possibile di autonomia nella vita personale, sociale e lavorativa, attraverso strategie educative che potenzino le capacità della persona autistica. Il programma si basa su alcuni principi fondamentali di cui l’intervento riabilitativo deve tenere conto:
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L’importanza della famiglia. Non solo i genitori sono considerati la fonte più attendibile di informazioni sul proprio bambino, ma vengono anche coinvolti nel programma di trattamento per consentire la generalizzazione delle competenze acquisite e per garantire una coerenza di approccio in ogni attività di vita della persona autistica. Il loro coinvolgimento contribuisce notevolmente al successo dell’intervento riabilitativo.
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Strutturazione dell’ambiente, del tempo e delle attività. Un quadro temporo-spaziale molto strutturato, ovvero comprensibile e prevedibile, costituisce il primo passo per poter impostare un lavoro educativo con il bambino autistico. L’ansia, infatti, diminuisce quando il bambino sa esattamente che cosa ci si aspetta da lui in un certo momento e in un certo luogo, che cosa succederà in seguito, come, dove e con chi. Un’organizzazione chiara degli spazi serve a proteggere il ragazzo dalle distrazioni, facilitandolo nel portare a termine i lavori proposti: è bene rispettare questo principio in ogni attività proposta (lavoro indipendente, lavori domestici, motorio, passatempo).
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Scelta della forma di comunicazione più adatta a supporto della comunicazione verbale. In genere le capacità visuo-spaziali sono molto buone nelle persone autistiche, di conseguenza spesso si sceglie di utilizzare strategie comunicative e di strutturazione di tipo visivo: ogni ragazzo avrà una sua "agenda" giornaliera, costituita da una sequenza di oggetti, di immagini o di parole scritte, a seconda delle sue abilità, ordinati dall’alto verso il basso, che gli indicano in ogni momento l’attività da svolgere.
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Sfruttare i punti di forza, le predisposizioni e le potenzialità della persona autistica. Dopo aver accuratamente valutato le capacità del bambino, i compiti proposti andranno scelti fra le abilità "emergenti", cioè fra le prestazioni che il bambino riesce a portare a termine con l’aiuto dell’adulto: in questo modo si evita che la persona sia frustrata dagli insuccessi ma anzi gratificata dai frequenti successi.
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Il Rinforzo costituisce una motivazione concreta data al bambino, strettamente collegata nel tempo all’esecuzione di un compito. È importante individuare un rinforzo adatto alle preferenze del bambino: può essere costituito da cibo, o dal permesso di dedicarsi all’attività preferita, spesso tuttavia si può ben presto sostituire con il rinforzo sociale, costituito da lodi e complimenti.
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Inoltre proporre un intervento individualizzato significa anche utilizzare le informazioni raccolte durante le osservazioni e durante ogni incontro con il bambino per costruire il lavoro (gioco, motorio, lavoro indipendente, etc.) tenendo conto delle sue inclinazioni e delle sue passioni affinché lui consideri il lavoro interessante e questo costituisca la motivazione stessa svolgerlo.
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L’aiuto è ciò che ci permette di spiegare al bambino come deve fare un determinato compito. Va calibrato alle capacità del bambino in modo da essere un incoraggiamento con valenza esplicativa: può essere fisico (nel caso in cui la mano dell’educatore accompagna quella del bambino nello svolgere l’azione), visivo o gestuale (l’educatore indica con il dito l’azione da compiere o la svolge per mostrarla al bambino oppure fornisce una serie di carte raffiguranti le diverse tappe da svolgere per portare a termine il lavoro) o verbale poche semplici parole per aiutare il bambino nello svolgimento).
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Generalizzazione del compito. Poiché la persona autistica tende ad associare l’apprendimento con una data situazione o un dato ambiente, è necessario sviluppare dei programmi di generalizzazione attiva delle acquisizioni. È pertanto indispensabile una collaborazione attiva tra educatori, genitori, insegnanti e gli altri servizi.
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Analisi funzionale del comportamento problematico. I bambini autistici possono presentare comportamenti problematici aggressivi, auto aggressivi o comunque inappropriati. Questo è dovuto al fatto che, quando la comunicazione è deficitaria, e ad una necessità si aggiunge lo stress della difficoltà a farsi capire, vengono superati i limiti e queste manifestazioni problematiche possono costituire l’unica espressione possibile del proprio disagio e delle proprie difficoltà. La strutturazione e la prevedibilità dell’ambiente e l’adeguatezza delle richieste, nonché la chiarezza, la concretezza e la stabilità dei messaggi sono la prima condizione per evitare una situazione di stress permanente. Sarà inoltre necessario potenziare la capacità di comunicazione ed eventualmente utilizzare forme di comunicazione più adatte al bambino.
L’intervento riabilitativo proposto è in perfetta continuità con il Programma Teacch e ne condivide i principi sopra riassunti e l’obiettivo fondamentale. Il lavoro si articola quindi in diverse aree che vanno dall’autonomia nella vita quotidiana, ai prerequisiti della socialità, alla comunicazione, al sostegno offerto alle famiglie nella gestione quotidiana del bambino, alla collaborazione con la scuola e i servizi. Le diverse aree corrispondono agli spazi in cui sono suddivisi e strutturati i diversi ambienti in cui il lavoro si svolge: il bagno, il tavolo del lavoro indipendente, lo spazio del passatempo, del motorio, la cucina, il laboratorio.
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