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Home > I NOSTRI SERVIZIpointerS.S.E.R Servizi Socio Educativi Riabilitativi per l'Autismo
  Gli Strumenti


Task-Analysis.Questa consiste nella scomposizione di un compito in una sequenza di azioni che, oltre a facilitare l’apprendimento di un compito, è utile all’educatore per verificare in quali fasi il bambino si dimostra più autonomo ed in quali, invece, necessità di un aiuto. La compilazione di apposite schede strutturate durante le osservazioni informali costituisce uno strumento indispensabile a valutare periodicamente le abilità apprese ed emergenti del bambino ed eventualmente modificare in itinere il programma riabilitativo individualizzato.

Video-riprese del ragazzo occupato nelle diverse attività. I filmati costituiscono uno strumento di lavoro di grande importanza perché offrono la possibilità di osservare più volte il ragazzo al lavoro potendo eventualmente cogliere informazioni e dettagli ai quali in un primo momento non si è prestata attenzione. Inoltre, durante l’osservazione della ripresa, da solo o nelle riunioni di équipe, l’operatore può concentrarsi anche sul proprio comportamento valutando cosa ha fatto bene e dove invece può migliorare. Infine i filmati, quando effettuati con continuità, offrono l’immagine del percorso che il bambino sta facendo, mettendo i luce i miglioramenti e i punti sui quali lavorare e possono essere utilizzati come valido strumento durante gli incontri di restituzione alle famiglie.

La Compilazione della cartella socio-educativa riabilitativa dell’utente in modo accurato e continuativo offre un’immagine affidabile della situazione del bambino in ogni momento del suo percorso all’interno del servizio; qualunque altro operatore debba lavorare con il bambino, può quindi prenderne visione ed avere un’idea precisa di quello che è stato fatto e cosa è invece da fare. In particolare: il Diario scritto dopo ogni incontro è la testimonianza della storia dell’utente e permette in ogni momento di ripercorrerne le tappe; le schede di verifica degli obiettivi danno l’opportunità all’operatore di controllare il proprio lavoro; le schede di sintesi degli incontri di Rete e con la Famiglia illustrano inoltre il lavoro fatto con i genitori ed i servizi monitorandone ad ogni riunione le esigenze, le aspettative, i punti di vista e gli obiettivi e favorendo la collaborazione tra le parti.

Le Storie sociali sono brevi racconti scritti per aiutare bambini o adolescenti con DPS a capire com’è il loro mondo sociale e a imparare come ci si deve comportare nei rapporti interpersonali. Sono, altresì, uno strumento che permette al ragazzo di ricevere informazioni chiare, concise e accurate su quello che sta accadendo in una particolare situazione sociale, di capire perché sta accadendo e quale può essere il comportamento corretto da adottare. Le storie sono dunque un modo per insegnare e uno strumento per migliorare la qualità della vita di persone che per loro caratteristiche non sempre possono da sole ricavare regole sociali dall’esperienza.

Sono una strategia  che rientra in una metodologia di insegnamento di tipo cognitivo-comportamentale, usata per migliorare concretamente la qualità della vita delle persone  dello spettro autistico. Sono, quindi,  uno strumento di insegnamento diretto.

Le storie verranno scritte per ogni singola persona per aiutarla in una reale e personale necessità sociale. Per poterle scrivere occorre fare preliminarmente una valutazione delle abilità e delle  caratteristiche di funzionamento della persona. Perché siano utili,  le storie saranno costruite  per persone per le quali abbiamo una accurata valutazione che ci garantisca che sono un grado di leggere e capire, oppure di ascoltare e capire;  useremo solo concetti e categorie semantiche, lunghezza delle frasi e costruzioni sintattiche  che sappiamo essere parte  del repertorio di questa persona. La conoscenza del ragazzo, l’assessment formale o informale svolto per appurare le capacità linguistiche e cognitive, l’assessment sulle sue abilità sociali guideranno gli operatori in questa scelta.

Il Modeling, definito anche apprendimento per imitazione, è uno strumento educativo attraverso cui vengono appresi, rafforzati, indeboliti o facilitati molti comportamenti (Bandura, Ross e Ross, 1961; Rogers, Warren e Baer, 1976).

Lo scopo è quello di illustrare ai soggetti i passi comportamentali da compiere (secondo una precisa sequenza) per manifestare una certa abilità. Di solito si tratta di una “scenetta dal vivo” eseguita da due conduttori il cui contenuto ha sempre attinenza con situazioni di vita reale. Vengono presentati almeno due esempi per ogni abilità in modo che i soggetti capiscano come si può impiegarla in diverse situazioni. Il modeling è tanto più efficace quanto più i comportamenti da apprendere vengono presentati: in modo chiaro e dettagliato, in ordine crescente di difficoltà, con frequenza sufficiente da facilitare il sovrapprendimento e con pochi dettagli irrilevanti. Inoltre, il processo è tanto più efficace quanto più la persona che osserva il modello: è consapevole di doverlo imitare, è ben disposta nei suoi confronti e verrà ricompensato per aver riprodotto i comportamenti emessi dal modello/educatore.

Discussione sull'abilità. Dopo la presentazione del modello la discussione verte sul rapporto che intercorre fra  l’abilità osservata e le situazioni reali in cui potrebbero trovarsi i soggetti. I conduttori devono chiedere loro, quindi, di esprimere dei pareri su come quell’abilità potrebbe essere applicata alla loro vita quotidiana. La discussione riguarda sia come tale abilità sia stata impiegata nel passato, sia nell’immaginarsi in quali altre circostanze future potrebbe ripetersi una simile eventualità. Vengono discussi inoltre i vantaggi di possedere una determinata abilità sociale e gli svantaggi del non metterla in atto, al fine di favorire la motivazione al contatto sociale e la capacità di comprendere e leggere alcune situazioni.

Role Playing. Il role playing si può definire come “la situazione in cui viene chiesto a un individuo di simulare un ruolo (comportarsi in un certo modo) mai sostenuto in precedenza, oppure, se il ruolo è già proprio, esercitarlo in circostanze diverse da quelle usuali” (Mann, 1956). Tale procedimento aiuta i ragazzi autistici ad imparare come eseguire le abilità.

L’educatore incomincia a descrivere una situazione di vita reale in cui c’è bisogno di impiegare una data social skill. Prima di iniziare la simulazione vera e propria, l’educatore rivede insieme all’ ”attore” (un soggetto autistico)  i vari passi comportamentali  previsti in quel tipo di situazione, (aiutandolo così ad ottenere risultati positivi) e ricorda a ciascuno il proprio ruolo e le proprie responsabilità: l’attore esegue i passi del comportamento, il coattore (un educatore o un soggetto autistico) interpreta il ruolo della seconda persona e gli osservatori devono controllare attentamente l’esecuzione della sequenza. Uno dei due conduttori, inoltre, indica i diversi passi che sono scritti su un tabellone per aiutare l’attore e gli altri partecipanti nel seguire con ordine le diverse fasi del role playing.

Feedback Informazionale. Ad ogni role playing di un comportamento segue un breve periodo di feedback. Ciò aiuta l’attore a capire se ha saputo seguire o meno i passi comportamentali previsti, lo stimola ad impiegare quella stessa abilità anche nelle situazioni di vita concreta e permette di valutare l’impatto della sua simulazione sul coattore. A questo scopo il conduttore chiede all’attore di ascoltare i commenti degli altri prima di rispondervi o di valutare da sé il proprio comportamento. Questo per sollecitare il soggetto autistico a giudicare la propria prestazione basandosi anche sui giudizi altrui.

Tale feedback potrà assumere la forma di suggerimenti costruttivi per migliorare la sua prestazione, di richiami costruttivi perché egli non dimentichi un determinato passo della sequenza, di commenti sui sentimenti degli attori o sulla coerenza tra il linguaggio del corpo e quello verbale nell’attore, di rinforzatori materiali, ma soprattutto di rinforzatori sociali, quali una lode o un segno di approvazione.

I Rinforzatori. Per rinforzatore intendesi qualsiasi evento che incrementi la successiva probabilità di emissione di un dato comportamento.

Ne esistono di tre tipi:

  • il rinforzatore materiale (dei gettoni che poi potranno essere “spesi” in attività di vario tipo che verranno scelte dal soggetto stesso, quali: uscite guidate, giochi di gruppo, tv, internet, ecc…)
  • il rinforzatore sociale come la lode o l’approvazione espressa da altri
  • l’autorinforzatore (o rinforzatore intrinseco), ossia una valutazione positiva che il soggetto stesso dà del suo comportamento.

Per essere efficace il rinforzamento deve essere: qualcosa di piacevole o di gratificante per il soggetto che lo riceve; erogato immediatamente dopo il comportamento desiderato; deve essere chiaro il nesso logico che ricollega il comportamento al rinforzatore ricevuto e deve essere erogato secondo un programma inizialmente continuo e quindi progressivamente intermittente.


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